La speranza è che accada quello che succede alle squadre in lotta per non retrocedere quando la radio in panchina annuncia che una rivale impegnata su un altro campo sta perdendo. Le forze si galvanizzano e quella che poco prima sembrava un'impresa impossibile diventa a portata di mano. Le trattative su un accordo internazionale per contrastare i cambiamenti climatici e regolamentare le emissioni di gas serra stentano a fare passi avanti. Le possibilità che l'appuntamento decisivo della conferenza Onu di dicembre a Copenaghen si concluda con un nulla di fatto aumen.tano di giorno in giorno. Ma mentre la diplomazia internazionale gira a vuoto, a dare un netto taglio alla combustione di fonti fossili ci sta pensando la recessione globale.A fine 2009, secondo le stime diffuse dall'Agenzia internazionale per l'energia in un'anticipazione del suo consueto, la quantità di anidride carbonica immessa nell'atmosfera farà segnare una caduta di circa il 2,6% rispetto all'anno precedente, il calo più vistoso da 40 anni a questa parte. "L'ultimo crollo avvenne nel 1981 come conseguenza dello shock petrolifero e della crisi economica", ha ricordato il capo economista della Iea Fatih Birol all'agenzia Reuters.
Dal punto di vista strettamente ambientale si tratta di un dato decisamente positivo, ma che rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro se abbandonato a se stesso. L'invito che Birol rivolge ai leader mondiali è infatti quello a domare il drago della CO2 ora che è in terra. "Questa caduta nelle emissioni e negli investimenti nel settore delle fonti fossili - ha osservato commentando le previsioni dell'Agenzia - assumerà un significato solo con un'intesa sottoscritta a Copenaghen in grado di mandare un chiaro segnale agli investitori". "Abbiamo avuto un cambiamento per via dei mutamenti nella domanda di energia e del rinvio di molti investimenti energetici - ha aggiunto - ma dobbiamo vedere come sapremo trasformarlo in un'opportunità unica".
Il pericolo è insomma che la grande chance offerta da questo arretramento possa non essere colta in tutte le sue potenzialità, lasciando che le emissioni tornino ad impennarsi non appena l'economia si rimetterà a correre. Il calo nelle emissioni di CO2 certificato dalla Iea non arriva comunque inaspettato. Diverse istituzioni nazionali si erano esercitate nei giorni scorsi in proiezioni su scala locale. La Energy Information Administration ha preventivato ad esempio un crollo del 6% nelle emissioni statunitensi, mentre le stime della Deutsche Bank per l'Europa parlano di una diminuzione compresa tra il 4 e il 5%.
Ban Ki-moon. Parlando dal podio dell'Assemblea, il segretario generale ha ricordato che, anche se la conferenza di Copenaghen per accordarsi sul nuovo trattato è a dicembre, "i giorni effettivi per i negoziati sono soltanto quindici". A parere di Ban un fallimento di Copenhagen sarebbe "moralmente ingiustificabile, economicamente miope, politicamente avventato: non possiamo seguire questa strada" perché, ha detto, "la storia potrebbe non offrici un'occasione migliore di questa". Ban Ki-moon ha sottolineato che "abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori" causati dal surriscaldamento del pianeta. Il numero uno del Palazzo di Vetro, recentemente in missione al Polo Nord, ha anche avvertito che "sull'Artico i ghiacci potrebbero sparire entro il 2030 e le conseguenze sarebbero sentite dai popoli di ogni continente". Il cambiamento climatico, ha continuato Ban, colpisce soprattutto i Paesi meno sviluppati, e in particolare l'Africa, dove "il cambiamento climatico minaccia di cancellare anni di sviluppo destabilizzando Stati e rovesciando governi". Ban ha lanciato un appello ai Paesi industrializzati, invitandoli "a fare il primo passo", perché "se lo farete - ha continuato il segretario generale - altri adotteranno misure audaci".
ha detto, è "grave, urgente e crescente: se non agiremo rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe irreversibile". Obama ha detto che gli Stati Uniti hanno "fatto più negli ultimi otto mesi per promuovere l'energia pulita e ridurre l'inquinamento da anidride carbonica che in qualsiasi altro periodo della nostra storia". E ha sottolineato il cambio di passo in materia di lotta al riscaldamento del pianeta fatto dalla sua amministrazione rispetto a quella del suo predecessore George W. Bush. "Non siamo venuti qui a celebrare i progressi raggiunti - ha detto ancora Obama - ma perché ci sono ancora passi da compiere. Non dobbiamo farci illusioni quanto al fatto che la parte più difficile è davanti a noi", ha affermato il leader della Casa Bianca. Obama ha insistito molto sulle difficoltà che dovranno essere affrontate ma ha sottolineato che "le difficoltà non possono essere una scusa per non agire". "Tutti noi - ha detto ancora - dovremo affrontare dubbi e difficoiltà nelle nostre capitali". "Il tempo rimasto per correre ai ripari sta per scadere", ha ammonito Obama. "La sicurezza e la stabilità di tutte le nazioni e di tutti i popoli - la nostra prosperità, la nostra salute e la nostra sicurezza - sono a rischio" a causa della minaccia climatica, ha aggiunto il presidente americano che ha invitato Paesi emergenti coma la Cina e l'India "a fare la loro parte" per affrontare il riscaldamento del pianeta adottando "misure vigorose". Se sul clima ci sarà un atteggiamento "flessibile e pragmatico", "raggiungeremo l'obiettivo di un mondo più pulito e più sicuro", ha detto ancora Obama. "Sappiamo che il futuro del pianeta dipende dal nostro impegno - ha aggiunto - Il percorso è lungo e difficile, non è rimasto molto tempo".
A calcolare la data è il Global Footprint Network, l'associazione che misura l'impronta ecologica dell'umanità, cioè il segno prodotto sul pianeta dalla nostra vita quotidiana: dalle bistecche che mangiamo, dai cellulari che compriamo, dagli aerei che usiamo. Per millenni, fino alla rivoluzione industriale, questo segno è rimasto sostanzialmente invisibile. Ci sono stati scompensi ecologici anche violenti, ma localizzati: a livello globale gli effetti prodotti dall'esistenza di centinaia di milioni di esseri umani si confondevano con le oscillazioni periodiche della natura.